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Articolo 

Articolo
Titolo Provvisorio: L'Informazione Ontologica: Un Modello Transdisciplinare tra Scienza, Filosofia e Teologia.
Autori:
Rivista di Destinazione Potenziale: Zygon: Journal of Religion and Science



Abstract
Il presente articolo propone un modello unificante transdisciplinare tra scienza, filosofia e teologia, superando i riduzionismi e i conflitti tradizionali. Il terreno comune viene identificato nel concetto di Informazione (in-formatio, ciò che dà forma), che ha uno statuto ontologico cruciale sia nella fisica moderna che nella teologia classica. Attraverso l'integrazione della teoria dell'ordine implicato di David Bohm (1980) e la teoria del caos deterministico (Gleick 1987; Mandelbrot 1982) (attrattori strani e geometrie frattali), l'informazione attiva viene interpretata come l'attributo formante dello Spirito Creatore (Logos e Sapientia divina). Questo modello è esteso analogicamente all'antropologia teologica, utilizzando la visione della coscienza di John Henry Newman (1974) come un "attrattore morale". Si dimostra come il linguaggio scientifico moderno possa descrivere l'azione dinamica di Dio nel cosmo e nel cuore umano, fornendo una cornice coerente per il dialogo tra fede e ragione.

Parole Chiave: Transdisciplinarietà, Informazione Attiva, David Bohm (1980), Teoria del Caos, Attrattore Strano, John Henry Newman (1974), Coscienza, Scienza e Teologia, Filosofia della Scienza.

 
1. Introduzione: La Necessità di un Nuovo Paradigma

La relazione tra scienza e fede è stata storicamente complessa, oscillando tra conflitto, indipendenza (il modello NOMA di Stephen Jay Gould (1997)) e dialogo superficiale. Nessuno di questi approcci è pienamente soddisfacente per una comprensione olistica della realtà, che per sua natura è unificata. La frammentazione disciplinare ha portato a riduzionismi, sia materialisti che fideisti, che non rendono giustizia né alla ricchezza del creato né alla profondità dell'esperienza spirituale umana.
L'ipotesi centrale di questo articolo è che un terreno comune possa essere trovato nel concetto di Informazione, inteso non come mero dato o segnale (nel senso della teoria di Shannon e Weaver (1949)), ma nel suo senso etimologico e metafisico di principio attivo che "dà forma" (in-formatio) alla materia e all'energia. Questo concetto funge da ponte ontologico tra la descrizione scientifica del come funziona l'universo e la riflessione teologica sul perché e sul fine (teleologia) dell'esistenza.
Il modello si articola su due pilastri concettuali che utilizzano il linguaggio della scienza della complessità (teoria del caos e frattali) e la meccanica quantistica (nella sua interpretazione causale):
  • L'Informazione Cosmologica: L'uso dell'informazione attiva di David Bohm (1980) e degli attrattori strani per spiegare l'ordine nell'universo fisico, radicandoli nella Sapienza Divina (Logos e Sapientia).
  • L'Informazione Antropologica: L'applicazione analogica degli attrattori strani alla coscienza umana, basata sulla teologia di John Henry Newman (1974), come interfaccia etica con il Logos attivo.
 
 
 
1.1. Stato dell'Arte e Posizionamento del Modello

Il dibattito sull'interazione tra scienza e teologia ha radici antiche, fin dal Logos eracliteo e neoplatonico e dalle cause formali e finali aristoteliche e tomistiche, che vedevano il cosmo intriso di razionalità e scopo divino.

Nel mondo contemporaneo, il dialogo è stato ripreso da pionieri come Ian Barbour (1990), Arthur Peacocke (1993) (sull'azione di Dio attraverso l'emergenza), John Polkinghorne (1998) (sulla complessità e l'azione divina non invasiva), e Paul Davies (1998) (sui fondamenti fisici dell'informazione). Thomas Torrance (1981) ha insistito sul realismo teologico e scientifico unificato, mentre Luciano Floridi (2011) ha formalizzato una "filosofia dell'informazione" con implicazioni ontologiche.

Mentre questi autori offrono framework preziosi, il nostro modello si distingue per un'integrazione ontologica più profonda, utilizzando specifici strumenti concettuali della fisica quantistica (l'ordine implicato e la non-località di Bohm 1980; Bohm e Hiley 1993) e della matematica applicata ai sistemi dinamici non lineari (teoria del caos deterministico (Gleick 1987; Mandelbrot 1982), attrattori strani e geometrie frattali). Superiamo l'approccio di Barbour (1990) per proporre un modello di integrazione più audace che non relega l'azione divina solo all'emergenza o alle condizioni iniziali, ma a un'informazione attiva e immanente.

È necessaria una chiarificazione terminologica. Distinguiamo nettamente tra il caos inteso nel senso greco antico o biblico (tohu wa-bohu), ovvero come stato primordiale di assenza di forma, e il caos deterministico della scienza moderna. Quest'ultimo non è casualità, ma il comportamento apparentemente stocastico di un sistema governato da leggi precise e non lineari che riflette un ordine superiore complesso (Lorenz 1963; Ruelle e Takens 1971).

Il nostro modello si basa su quest'ultima accezione: l'ordine divino non è un determinismo meccanicistico, ma un principio formante (l'informazione attiva) che guida il sistema dal caos confusione ed assenza di ordine strutturato (disordine biblico) al cosmos (ordine, armonia, bellezza), utilizzando la dinamica complessa descritta dagli attrattori strani. Questo approccio lascia spazio al libero arbitrio e alla creatività, e si differenzia da chi confonde la complessità con il caso (es. Prigogine e Stengers 1984, Morin 2008).

L'attrattore strano è qui utilizzato come immagine analogica, ma è fondamentale ricordare che non può essere il principio primo ontologico. Esso è l'equilibrio dinamico emergente, frutto di una legge sottostante, o di variabili nascoste che agiscono implicitamente secondo un ordine implicato. Questo modello si discosta anche da approcci che mettono al centro le relazioni (es. Rovelli 1996), ribadendo che essi dovrebbero richiamare ed essere parte di un ordine strutturato, non la sua fonte ontologica. La nostra visione si allinea, in una prospettiva evolutiva, con il pensiero di Pierre Teilhard de Chardin (1959), che vedeva la complessità crescente come un vettore verso una coscienza più elevata, o Punto Omega, un'analogia che esploreremo ulteriormente nell'articolo.

 


 
 
 
 
 
 
2. L'Informazione Attiva e l'Ordine Implicato: Oltre il Materialismo

Per comprendere appieno come l'informazione agisca a livello fondamentale, dobbiamo esaminare i fenomeni di non-località ed entanglement quantistico.

La fisica classica descriveva un universo meccanicistico, fatto di parti indipendenti che interagiscono localmente. Le scoperte del XX e XXI secolo - in particolare fenomeni come la non-località e l'entanglement quantistico - hanno messo in crisi questa visione, suggerendo una realtà più profonda e interconnessa. L'interpretazione ontologica della meccanica quantistica proposta da David Bohm (1980) (la teoria dell'ordine implicato ed esplicato) offre una spiegazione causale, deterministica ma non meccanicistica di questi fenomeni.

Prima di procedere, è cruciale definire il concetto di Informazione. Nel suo senso più comune, "informare" significa trasmettere conoscenza o dati (nel senso di Shannon e Weaver 1949). Il significato che utilizziamo in questo articolo è quello etimologico e filosofico: in-formare, ovvero "dare forma", modellare secondo una morphé (forma) greca, agendo come principio attivo dinamicamente contrapposto alla materia.

Nel contesto filosofico classico (soprattutto aristotelico), informare è l'atto che fa passare un essere dalla potenza all'atto, determinandolo nella sua natura (Aristotle n.d.). L'informazione è quindi "attualizzazione" della materia-potenza.

Bohm e Basil Hiley (1993) hanno formalizzato questo concetto in fisica, riscrivendo l'equazione di Schrödinger e introducendo il Potenziale Quantico (Q), successivamente identificato come "informazione attiva" (active information). L'informazione attiva non è energia o materia nel senso convenzionale, ma un principio guida immateriale che in-forma e modella il flusso indifferenziato di energia nell'ordine esplicato (la realtà materiale che percepiamo). Agisce come un principio non locale sull'intero sistema, superando i limiti della causalità locale newtoniana.

David Bohm ha utilizzato una potente metafora (Bohm e Peat, 1987): l'informazione che ci guida è come un piccolo segnale radar, una piccola energia informata, che entra nei motori della nave. L'energia grezza e non formata dei motori acquisisce forma grazie al segnale, seguendo la rotta e permettendo all'imbarcazione di non andare a sbattere contro degli ostacoli. L'informazione guida l'energia senza essere essa stessa la fonte dell'energia. 

E noto che l'informazione presiede alla formazione di nuovi organismi, comunicando forma e ordine (struttura, funzione, dinamiche). Certe patologie, ad esempio, sono dovute a un'errata lettura o trasmissione di informazioni (disordini patologici) (Mayr 1982). Il concetto è strettamente legato all'ordine (es. l'ordine sequenziale delle basi nel DNA). Una maggiore informazione, nel senso di flusso catalitico e della sua azione formante, corrisponde a un maggior grado di ordine.

Una misura dell'informazione è l'entropia, ma è necessaria attenzione nella distinzione dei contesti. In termodinamica, un aumento dell'entropia equivale a un aumento del disordine. Nella teoria dell'informazione di Shannon, tuttavia, la 'misura dell'incertezza' o 'tasso d'informazione' in un sistema dinamico non lineare descrive un ordine complesso, non un semplice disordine. L'informazione attiva di Bohm agisce per ridurre l'entropia termodinamica locale, creando ordine e struttura (come nella formazione del DNA o di un organismo). Riassumendo, l'universo non è composto solo di materia ed energia, ma anche di informazione. L'informazione è ciò che dà forma alla materia-energia ed è ciò che rende il mondo materiale conoscibile e intelligibile.

2.1. Non-Località, Entanglement e la Metafora dell'Iceberg

La non-località quantistica, verificata sperimentalmente, rappresenta una delle sfide più radicali alla visione del mondo materialista e riduzionista. Il teorema di Bell, e gli esperimenti successivi (Aspect, Dalibard e Roger 1982; Hensen et al. 2015), hanno dimostrato che le particelle precedentemente interagenti mantengono una connessione istantanea, indipendentemente dalla distanza che le separa.
Questa "azione spettrale a distanza" (come la definiva Einstein) suggerisce l'esistenza di un livello di realtà più profondo e interconnesso. David Bohm ha fornito un'interpretazione di questa non-località attraverso la sua teoria dell'ordine implicato (implicate order) ed esplicato (explicate order). Nell'ordine implicato, l'universo è un tutto indiviso, dove ogni punto contiene potenzialmente l'informazione dell'intero (una metafora usata è quella dell'ologramma). L'ordine esplicato è la realtà materiale che percepiamo, che emerge da questo sfondo più profondo.

È fondamentale sottolineare che l'interpretazione di Bohm-Hiley non è una speculazione ad hoc, ma una formulazione matematicamente rigorosa della meccanica quantistica, di pari dignità formale rispetto all'interpretazione mainstream di Copenaghen. Bohm ha riscritto l'equazione di Schrödinger, introducendo il potenziale quantico (Q) come principio guida, dimostrando che produce le medesime soluzioni empiriche della formulazione dominante. L'approccio deterministico e realista sottostante la teoria di Bohm continua a influenzare fisici di primo piano. Ad esempio, il premio Nobel Gerard 't Hooft (1999) persegue attivamente un programma di ricerca volto a esplorare teorie deterministiche e a variabili nascoste (sebbene con un approccio leggermente diverso, incentrato sui sistemi dissipativi e gli automi cellulari) come fondamento ultimo della meccanica quantistica, suggerendo che la probabilità emerga da una perdita di informazione a un livello più profondo.
 
Questo dimostra che la ricerca di un substrato ontologico e deterministico alla base della realtà quantistica è un campo di indagine scientifica legittimo e attivo, non solo una questione filosofica.
È qui che il concetto di "informazione attiva" (active information) diventa cruciale. L'informazione attiva non è solo un dato passivo, ma possiede una qualità formativa, quasi "intelligente", che guida il movimento delle particelle (Bohm e Hiley 1993).

Il concetto di non-località è centrale per comprendere l'informazione attiva. L'entanglement quantistico - dove due particelle distanti rimangono istantaneamente correlate - non è interpretato da Bohm (1980) come un misterioso segnale superluminale, ma come la prova che le particelle non sono mai state veramente separate. La sua metafora dell'iceberg è particolarmente illuminante: la parte emersa (l'ordine esplicato, la realtà materiale che percepiamo come divisa e locale) appare separata, ma la vasta parte sommersa (l'ordine implicato, non-locale, unito e compatto) è un'unica realtà soggiacente che guida le parti emergenti. La correlazione a distanza (entanglement) è l'effetto superficiale di un'unità profonda e nascosta, guidata dall'informazione attiva che permea l'intero sistema (Bohm e Hiley 1993).


2.2. Il Salto Ontologico: Radicare l'Informazione nella Teologia Classica

Mentre Bohm (1980) (e Hiley 1993) utilizzano il loro modello per dialogare con filosofie orientali, lasciando intuire un’aderenza a una coscienza collettiva o a un "Uno" impersonale (olomovimento), l'approccio qui proposto radica la fonte ultima dell'informazione attiva nella teologia classica cristiana.
La visione bohmiana offre un framework fisico robusto, ma essa necessiterebbe di un ulteriore fondamento ontologico per essere pienamente compatibile con una teologia monoteista che postula un Dio personale e relazionale (Barbour 1990). Qui sosteniamo che l'informazione attiva, in quanto principio intelligente e formante, richieda una sorgente intelligente e personale.

Nel nostro modello, l'informazione attiva è identificata con l'attributo formante del Logos (il Verbo) e dello Spirito Santo (la Sapienza creatrice). Questo principio è simultaneamente:
  • Trascendente: La sua origine risiede nella natura eterna e immutabile di Dio. L'informazione precede la legge fisica stessa; è la fonte ontologica da cui la legge scaturisce (Torrance 1981).
  • Immanente: Agisce all'interno della materia e dell'energia, d’accordo con le leggi fisiche, agendo sulla "legge" e sull'ordine intrinseco della creazione. Questo si riflette nell'immagine biblica dello Spirito (ruach Elohim) che "aleggiava sulle acque" (Genesi 1,2), un principio attivo che informa la creazione (Genesi 2,7).

Questa Sapienza creatrice trova la sua espressione perfetta e definitiva nel Logos incarnato, Gesù Cristo, "vero Dio e vero uomo" (Concilio di Calcedonia, 451 d.C.). Questo Logos eterno, principio razionale di tutta la creazione, trova poi la sua espressione perfetta e definitiva nella trascendenza divina e nell'immanenza materiale, che si uniscono in modo ipostatico. La Scrittura lo conferma: "E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi" (Giovanni 1,14). Gesù Cristo incarna perfettamente la comunione con il Padre e lo Spirito Santo, che discende su di noi per grazia del Battesimo, rendendoci figli adottivi e partecipi della stessa natura divina.

Il principio dell'informazione immanente agisce come l'attrattore strano (Lorenz 1963; Ruelle e Takens 1971), le cui caratteristiche (unità, densità e compattezza) riflettono, da un lato, l’unità e l’indivisibilità dell’ordine implicato di Bohm (1980) (manifesto nella non-località), e dall’altro, l’unità e la semplicità di Dio che informa coerentemente l’intero creato.

È fondamentale chiarire che l'attrattore strano è qui utilizzato come un'analogia descrittiva: rappresenta il risultato fenomenologico, ovvero la dinamica osservata nel creato, mentre il Logos è la fonte ontologica e la ragione ultima di quella dinamica. L'azione di Dio si manifesta attraverso questi pattern dinamici, ma Egli non è riducibile a un fenomeno fisico.

L'azione creatrice dello Spirito non si limita all'istante iniziale (creatio ex nihilo), ma è un'azione continua (creatio continua) che porta la creazione dal suo stato potenziale (informe) alla sua attualità formata, verso la sua perfezione (telos) (Peacocke 1993).
 
Come spiegava San Basilio [S. Basilio, Sullo Spirito Santo, XVI, 38 (PG 32, 136)], la volontà del Padre crea per mezzo del Figlio e porta a perfezione mediante lo Spirito Santo.
 
Sant'Ambrogio osserva in modo simile: "Quando lo Spirito cominciò ad aleggiare su di esso [il creato], il creato non aveva ancora alcuna bellezza. Invece, quando la creazione ricevette l’operazione dello Spirito, ottenne tutto questo splendore di bellezza che la fece rifulgere come ‘mondo’ [‘cosmos’]" [S. Ambrogio, Sullo Spirito Santo, II, 32​].

Lo Spirito è la forza misteriosa che spinge la creazione verso il suo compimento (Romani 8, 22; Salmo 104, 29-30). Questa dinamica descrive la creazione che continua, un'azione incessante che guida il passaggio dal caos (inteso come disordine e assenza di forma, tohu wa-bohu) al cosmos (ordine e armonia).
 
Sant'Agostino chiarisce che il male è la corruzione della "misura, forma o ordine naturale" [Agostino, Natura del bene, Bompiani].
Il ruolo dell'informazione attiva divina è sostenere continuamente questa misura, forma e ordine. Dio crea con sapienza, e il creato è disposto "con misura, calcolo e peso" (Sapienza 11,20), non è il prodotto del caso (Polkinghorne 1998).

L'esistenza dell'informazione nell'universo fisico rimanda a un'intrinseca finalità (teleologia), supportata dalla creatio continua. L'informazione attiva divina è pura, autonoma e catalitica; è sia nella legge che nelle oscillazioni della materia, dando loro forma e ordine, proprio come la parte sommersa dell'iceberg guida coerentemente la parte emersa.

La dinamica dell’informazione, che da attiva diventa manifesta nell’ordine esplicato, trova una potente analogia all'interno della teologia sacramentale, in particolare nel concetto di attualizzazione sacramentale, dove lo Spirito Santo attualizza un evento passato nel presente. Similmente, nel nostro modello, l'informazione attiva è in potenza nell'ordine implicato e diventa attuale nell'atto di in-formare la materia/energia (Aquinas n.d.).


2.3. Il Logos Incarnato: L'Attrattore Escatologico

L'apice di questa interazione tra l'ordine implicato (divino) e l'ordine esplicato (materiale) si manifesta pienamente nell'Incarnazione. Gesù Cristo non è semplicemente un'altra istanza di informazione attiva, ma è il Logos stesso incarnato (Giovanni 1,14). Nella persona di Cristo, l'informazione attiva divina e la materia umana sono unite ipostaticamente (Concilio di Calcedonia, 451 d.C.).

L'analogia della Trasfigurazione sul Monte Tabor (Matteo 17:1-8) illustra potentemente il rapporto tra la legge e la sua origine trascendente. Gesù conversa con Mosè ed Elia (che rappresentano la Legge e i Profeti), i quali poi scompaiono. Egli è nella legge e nei profeti (immanente, contenuto nella struttura storica e scritturale), ma è anche prima della legge e dei profeti, li precede e li supera (trascendente, la fonte ontologica della legge stessa, "Prima che Abramo fosse, Io Sono", Giovanni 8,58). L'informazione divina è nella legge fisica e nell'ordine immanente, ma li precede e li genera nella sua trascendenza. Dio è Amore (1 Giovanni 4,8), un principio che precede la legge stessa. L'informazione non è una forza cieca, ma l'espressione di una volontà relazionale.

La vita, morte e risurrezione di Gesù Cristo possono essere viste come un ri-ordinamento radicale dell'informazione materiale. La risurrezione, in particolare, è la trasformazione della materia verso un "ordine esplicato" di perfezione (il corpo glorioso, 1 Corinzi 15), che trascende le leggi fisiche attuali pur rimanendo pienamente corporeo e reale. Non è la negazione della fisica, ma il suo compimento e la sua trasfigurazione.

In Cristo, il principio che noi descriviamo analogicamente come 'attrattore strano' a livello cosmologico, trova il suo compimento (telos) personale e definitivo. Egli è il 'Punto Omega' (Teilhard de Chardin 1959) che attira a sé tutta la complessità dell'universo, fornendo non solo un'origine (creatio), ma anche una destinazione (teleologia) all'intero processo cosmico.

Questa unità si riflette anche nell'ecclesiologia del Corpo Mistico (1 Corinzi 12,12-27). Come la metafora dell'iceberg di Bohm mostra l'unità sommersa che guida le parti separate in superficie, così noi "siamo uno in Cristo, un corpo, molte membra". Uniti nell'amore formiamo un solo corpo nel Signore, riflettendo l'unità fondamentale dell'ordine implicato divino.
 
 



2.4. L'Ordine Dinamico e i Frattali: La Visione Preveggente di Newman

Mentre la fisica moderna ci fornisce il linguaggio del caos deterministico e dell'ordine implicato, il nostro modello transdisciplinare cerca conferme anche al di fuori del dominio scientifico. Un notevole contributo si trova negli scritti del Cardinale John Henry Newman (1801-1890). Decenni prima che la teoria del caos e la geometria frattale fossero sviluppate (Mandelbrot 1982; Gleick 1987), Newman espresse una notevole anticipazione concettuale sull'ordine dinamico, non casuale, e la complessità che emerge dall'informazione attiva.

Egli respingeva fermamente l'idea del caso, considerandola incompatibile con una visione teistica del creato: “C'era un tempo in cui i filosofi sostenevano che tutte le cose accadevano a caso; [...] Una tale fantasia è ora semplicemente disprezzata e abbandonata anche da coloro che non riconoscono il Divino Creatore nelle sue opere” (Newman 1974, 220).

Egli descriveva un ordine gerarchico e dinamico negli attributi divini stessi, che si rifletteva poi nella creazione. La sua descrizione della struttura della natura è sorprendentemente vicina alla moderna geometria frattale: “In ognuno di questi esempi, nel suo insieme e nelle sue parti, nei suoi diversi aspetti, ci si presenta sempre la stessa immagine di diritto e di regola; come in quelle sostanze cristallizzate del mondo fisico, che, sia nella massa che nei dettagli, consistono in una reiterazione di un'unica e medesima struttura” (Newman 1974, 221).

Questa "reiterazione" e "unica e medesima struttura" sono la definizione esatta di auto-somiglianza e invarianza di scala, le proprietà distintive dei frattali (geometria sviluppata da Benoît Mandelbrot negli anni '80 [Mandelbrot 1982]). L'intuizione di Newman (1974) suggerisce che l'ordine divino non è statico o uniforme, ma dinamico, ricorsivo e stratificato. L'informazione attiva divina non genera un universo statico o uniforme, ma un sistema dinamico, armonico e "bello" (cosmos), che l'attrattore strano (Lorenz 1963) aiuterà a modellare e descrivere nella sua complessità emergente.

Questa visione teologica di un'unità complessa trova un'eco sorprendente nelle intuizioni matematiche sviluppate pochi anni dopo da Henri Poincaré (1892-1899). Newman parlava di Dio in termini di un ordine sovrano e incomprensibile, un'infinità di attributi che si combinano in un'unità semplice:
“Egli è enfaticamente Uno; e mentre Egli è multiforme anche nei suoi attributi e nei suoi atti, come si presentano alla nostra mente, ne consegue che l'ordine e l'armonia devono essere della sua stessa essenza. [...] C'è una comprensione tra attributo e attributo, in modo che l'uno non interferisca con l'altro, poiché ciascuno è supremo nella propria sfera; e così un'infinità di infiniti, agendo ciascuno nel proprio ordine, si combinano insieme nell'unità infinitamente semplice di Dio.” (Newman [fonte precisa]).

Questa immagine di attributi infiniti racchiusi in unità richiama la figura topologica complessa che Poincaré descrisse in matematica quando si imbatté per primo nelle dinamiche che oggi chiamiamo caos deterministico, un "traliccio" che non osava nemmeno disegnare:

“Se si tenta di rappresentare la figura formata da queste due curve e dalle loro intersezioni in numero infinito... queste intersezioni formano una sorta di traliccio, di tessuto, di rete dalle maglie infinitamente compatte; ognuna di queste curve non deve mai intersecarsi, ma deve ripiegarsi su sè stessa in un modo molto complesso per venire a intersecare un'infinità di volte tutte le maglie della rete. Si rimane colpiti dalla complessità di questa figura che io non tento neppure di disegnare.” (Poincaré 1892-1899).

L'esitazione di Poincaré nel visualizzare un 'traliccio' infinitamente complesso riflette la stessa incomprensibilità e ricchezza di ordine che Newman attribuiva agli attributi divini; entrambi colgono, da prospettive diverse, la natura non-lineare e complessa dell'ordine implicato nella realtà.
Solo a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso questi fenomeni (del caos deterministico) saranno poi scoperti e misurati scientificamente (Lorenz 1963).


2.5. L'Attrattore Strano: Un Linguaggio per l'Immanenza e la Trascendenza

L'ubiquità delle strutture frattali in natura, dai sistemi biologici (retina, albero bronchiale) ai fenomeni esterni (alberi, delta dei fiumi), dimostra che l'ordine naturale riflette una dinamica non lineare. L'informazione attiva di Bohm (1980) diviene attualità nell'ordine esplicato (la realtà locale) attraverso un'interfaccia matematico-geometrica governata dal caos deterministico (Ruelle e Takens 1971). Questa interfaccia, che associamo all'attrattore strano, funge da ponte ontologico tra il Creatore e le sue creature.

Questo modello è in piena sintonia con le proprietà dei sistemi dissipativi, un aspetto cruciale della termodinamica del non equilibrio studiato da Prigogine (1980?). È fondamentale ricordare che il caos deterministico e gli attrattori strani possono manifestarsi solo in sistemi dissipativi - e non in quelli conservativi - che si osservano ovunque in natura (es. i cicloni, i laser, gli ecosistemi) e che rispondono alla triade stimolo energetico/informazionale, raggiungimento di una soglia critica e formazione di un ordine strutturato emergente (come nelle celle di Bénard). 

È fondamentale, tuttavia, riconoscere che l'emergenza e l'auto-organizzazione, concetti usati per descrivere questi ordini, operano sempre all'interno di un quadro di leggi fisiche sottostanti, siano esse completamente comprese o meno.

Niente nasce per caso o dal nulla, come si potrebbe pensare secondo l'epistemologia della complessità di autori come Morin (1985?), che tende a confondere il caso con i concetti presi a prestito dalla teoria del caos deterministico. Caos deterministico e caso sono agli antipodi e non devono essere confusi.

Il linguaggio dell'emergenza e dell'auto-organizzazione trova un ulteriore e fondamentale rigore matematico nella teoria topologica della morfogenesi, sviluppata da René Thom (1975) con la sua Teoria delle Catastrofi. Thom ha cercato di fornire un modello matematico universale per descrivere l'origine delle forme e i cambiamenti improvvisi nei sistemi complessi. Il suo concetto di campo morfogenetico può essere accostato, per via analogica, al campo d'informazione attiva di Bohm (Bohm e Hiley 1993). Entrambi i framework suggeriscono l'esistenza di principi guida immateriali e non locali, che agiscono come "forme" platoniche o cause formali aristoteliche, orientando l'evoluzione dei sistemi materiali verso specifici stati stabili (attrattori), superando così il riduzionismo materialista e fornendo un linguaggio rigoroso per la in-formatio ontologica. Thom, come Bohm, sottolineava la stabilità strutturale e l'intelligibilità dell'ordine naturale, offrendo un potente strumento per descrivere la dinamica complessa che osserviamo nel cosmos.


2.6. La Scienza della Nuvola: Caos, Frattali ed Empiria

La metafora scientifica che unifica questi concetti è l'attrattore strano (strange attractor) della teoria del caos deterministico. Questo termine, introdotto formalmente da Ruelle e Takens (1971) e radicato nelle intuizioni topologiche di Henri Poincaré (1892-1899), descrive l'equilibrio dinamico emergente di un sistema complesso. È governato da leggi deterministiche precise (analoghe all'informazione attiva o alla Lex Aeterna), ma l'attrattore stesso è la forma dell'ordine dinamico che scaturisce dall'applicazione di tale legge. Le sue orbite sono infinite, non si intersecano mai e manifestano sia imprevedibilità (sensibilità alle condizioni iniziali) che un ordine intrinseco (Lorenz 1963).

Ciò che appare in superficie come casuale è, a un livello più profondo di comprensione, deterministico. Questo è illustrato efficacemente dalla Mappa di Poincaré, dove una distribuzione iniziale di punti, apparentemente casuale a un primo sguardo, dopo un sufficiente numero di iterazioni rivela strutture ordinate e complesse, tipiche della geometria frattale (Mandelbrot 1982).

Un'immagine che possiamo associare al caos deterministico e all'attrattore strano è quella della nuvola. Come scrive James Gleick:

“le nubi rappresentavano un aspetto della natura che i fisici avevano trascurato, un aspetto che era a un tempo vago e dettagliato, strutturato ed imprevedibile. [...] Era l’alba delle scoperte sul caos deterministico.” (Gleick 1987, 114).

Queste dinamiche non lineari non si limitano ai fenomeni atmosferici o chimici; la ricerca empirica ha ampiamente dimostrato la presenza pervasiva di dinamiche di caos e frattali, ad esempio, nella fisiologia umana.

Questa nuova scienza generò un proprio vocabolario (frattali, biforcazioni, attrattori strani) e valicò la linea di demarcazione fra le discipline scientifiche, mostrando che l'ordine complesso è ubiquo. Gli esempi di strutture frattali nel corpo umano sono pervasivi: li troviamo nei bronchi, nell’apparato urinario, nella topologia del dotto biliare, nelle ramificazioni della retina, nelle cellule di Purkinje, nei microvasi coronarici, eccetera. La ricerca empirica ha ampiamente dimostrato la presenza di dinamiche di caos e frattali nella fisiologia umana, dal sistema cardiovascolare (Goldberger, Rigney, e West 1990; Havlin et al. 1995) alla microcircolazione sanguigna (Griffith 1996).

Quando questi sistemi presentano una diminuzione della loro dimensione frattale (ad esempio, in patologie cerebrali degenerative come l'Alzheimer o in certi disordini cardiaci), che è una misura del caos deterministico, subentrano rigidità e perdite di efficienza nel funzionamento (Díaz Beltrán et al. 2024; Davidson et al. 2024). La complessità dinamica è sinonimo di fisiologia, mentre la sua perdita è indice di patologia (​Goldberger, Rigney, e West 1990, Camponeschi et al. 2013). Questa ubiquità supporta la nostra tesi di un'Informazione Attiva (Logos) onnipresente, che agisce a tutti i livelli della realtà.


2.7. Il Realismo di Newman e l'Assenso Reale

Il realismo di Newman (1974) è fondamentale per il nostro approccio. Egli distingue tra assenso nozionale (comprensione astratta) e assenso reale (convinzione profonda e vissuta, basata sull'esperienza di immagini concrete). L'analogia della nuvola, in quanto fenomeno naturale osservabile, permette un assenso reale alla nostra ipotesi transdisciplinare.

Newman ci mette in guardia: “Il fatto che le immagini che si richiedono, perché vi sia un assenso reale, sono chiare e distinte non garantisce affatto che quegli oggetti che quelle immagini rappresentano esistano per davvero” (Newman 1974, 84). L'analogia è suggestiva, ma richiede una verifica scientifica, che il caos deterministico ci offre.

Riepilogando, l’immagine analogica della nuvola, icona del caos deterministico con struttura frattalica, è presente ovunque in natura. Questo riscontro nella realtà naturale intensifica l'assenso reale fondato su tale immagine, ma non lo crea. Le credenze (assensi reali), vere o false che siano, "danno una forma alla mente" (in-formano la mente stessa) e generano azione reale (Newman 1974, 89).


2.8. Principi Primi: Oltre la Probabilità

La scienza moderna ha i suoi limiti. Newman osserva che “la scienza nelle sue varie articolazioni è per sua natura troppo semplice e troppo esatta per essere la misura del fatto. Proprio perché è perfetta, non è competente ad ordinare e sistemare i particolari e i dettagli” (Newman 1974, 243).
 
“Senza principi primi non ci sono condizioni di sorta; la probabilità presuppone e richiede che ci siano verità certe”, scrive Newman (Newman 1974, 220).
 
La meccanica quantistica basata esclusivamente sulle probabilità ha raggiunto risultati scientifici e conferme straordinari, ma è incompleta, come diceva Einstein, il quale era convinto che la teoria dovesse essere completata da una descrizione realistica della realtà fisica: "Sono convinto che Dio non gioca a dadi" (Einstein 1972, 115).
 
Essa va completata con ciò che viene prima: i principi primi, le leggi che causano le "nuvole sub-atomiche" di apparente probabilità. Possiamo ricercare nell'ordine implicato di Bohm (1980) dove risiede l'informazione attiva, il principio primo che precede e informa la probabilità stessa.
 


3. L'Informazione Antropologica: La Coscienza come Attrattore Morale e Interfaccia Etica

La realtà, nella sua complessità visibile e invisibile, manifesta un ordine non banale che emerge da leggi semplici e principi primi, secondo precise proporzioni e misure. Tale ordine non è casuale, ma risponde a un fondamento razionale e, in ultima analisi, ontologico.


3.1. Realtà Non-Locale e Principi Primi

La ricerca scientifica, in particolare la fisica delle particelle, si trova in difficoltà a spiegare i fenomeni quantistici da un punto di vista epistemologico, poiché l’utilizzo della mera realtà locale e spazio-temporale è messa in discussione, non essendo esaustiva. Fenomeni come l'entanglement quantistico, le cui evidenze sperimentali sono state riconosciute con il triplice Premio Nobel per la Fisica nel 2022 ad Alain Aspect, John Clauser ed Anton Zeilinger, confermano l'esistenza di una correlazione non-locale, al di là dello spazio-tempo (Aspect, Dalibard e Roger, 1982; Hensen et al., 2015).

Comprendere questi fenomeni richiede di uscire dalla logica spazio-temporale. Come discusso nel Capitolo 2, dietro l'ordine complesso e l'entanglement - che sembrano procedere parallelamente - esiste una legge, un principio primo. Questa legge può essere concettualizzata come "informazione attiva" o, in un contesto più ampio, "coscienza". L'entanglement non nasce dal nulla; presuppone un'unità sottesa, una totalità coerente.
 
 
 
 



3.2. La Ricerca della Coscienza: Top-Down vs Bottom-Up

Le ricerche scientifiche correnti sulla coscienza adottano prevalentemente un approccio bottom-up: partendo da osservazioni empiriche (es. neuroscienze, microtubuli), si cerca di isolare la coscienza come fenomeno fisico misurabile. Tali tentativi ci sembrano vani, poiché cercano di imprigionare un principio non-locale in schemi mentali esclusivamente spazio-temporali.

Qui proponiamo un approccio top-down, guidato dalle intuizioni della teologia e della filosofia, in particolare dal Cardinale John Henry Newman. Egli offre una prospettiva sulla coscienza non come un fenomeno emergente dalla materia, ma come un principio guida fondamentale.


3.3. La Coscienza come Legge Morale (Lex Aeterna)

Secondo Newman, la coscienza è il "nucleo più segreto e il sacrario dell’uomo, dove egli è solo con Dio, la cui voce risuona nell’intimità". Egli la definisce come una "legge", una "voce autorevole" che vincola l'azione umana e che illumina "ogni uomo che viene in questo mondo" (Newman, 1974, p.?). Questa legge non è un mero sentimento o un'opinione, ma un dettame che, se obbedito, conduce alla percezione intima di Dio. Possiamo rielaborare questa affermazione in chiave fisico-matematica, analogamente al modello cosmologico:
  • La coscienza è una legge dello spirito, ossia una funzione o un'equazione (l'in-formatio).
  • È l'eco della voce di Dio, ovvero una traiettoria, un processo, un'orbita o parimenti un ordine complesso (l'attrattore strano).
  • È guida (come il potenziale quantico di Bohm) e immanente (incarnata nel cuore dell'uomo e nella creazione, come il DNA)
La coscienza, quindi, riceve, memorizza e trasmette informazione - sia dalla "religione naturale" (creato) che dalla Rivelazione (grazia)—fungendo da interfaccia etica con il Logos attivo.


3.4. La Duplice Natura della Coscienza: L'Attrattore Morale

Da una prospettiva matematica e analogica, possiamo distinguere una duplice natura della coscienza:
  1. La Coscienza (Logos) come Attrattore Strano ideale: Un principio unito, denso e compatto, che funge da Luce trascendente e immanente che illumina la creazione.
  2. La coscienza umana (synderesis, l'eco della voce di Dio): In un cuore ben disposto, questa risuona in armonia con il Logos, operando secondo la "legge dell'amore" e manifestando un attrattore illuminato (un ordine complesso e dinamico).
Laddove manca questa "buona disposizione" (a causa di ego, superbia, orgoglio, cecità spirituale), l'attrattore morale cede il passo a un attrattore più banale, diviso o periodico (un comportamento rigido, meno complesso e disarmonico). In assenza di un cuore "frattale" o "complesso", non vi è risonanza, e la voce di Dio rimane inascoltata.

La coscienza è una legge dinamica che muove il cuore, lo supera, indica responsabilità, dovere, timore e speranza. È "la messaggera di colui che, nel mondo della natura come in quello della Grazia, ci parla velatamente, ci istruisce e ci guida. La coscienza è il primo di tutti i vicari di Cristo" (Newman, [fonte?]).

La Sacra Scrittura conferma l'esistenza, la realtà e le potenziali debolezze della coscienza (Rm 2, 14-15; 1Cor 8, 7; Rm 14, 23). L'oscuramento della fede cristiana porta all'offuscamento della coscienza umana. La coscienza può essere sensibile, offuscata, illuminata, dinamica e attiva. Quando si commette un peccato, la coscienza si oscura.

Per proteggersi dal male e dimorare costantemente in Dio, è necessario coltivare una coscienza attiva. Ciò implica un percorso di purificazione del cuore (preghiera incessante, sacramenti, digiuni, opere di misericordia), volto a sviluppare un cuore "umile, mite, sincero, semplice, disponibile, sensibile, dilatato, libero, di carne, nuovo, purificato". Questa disposizione (che richiede grazia divina, poiché "senza di me non potete fare nulla" [Giovanni 15,5]) crea un'alta recettività verso la legge dello spirito, permettendo all'eco della Voce di Dio di risuonare e guidare i movimenti del cuore, agendo così in sintonia e armonia con Cristo nell'amore.

L'analogia dell'attrattore strano si estende potentemente al piano antropologico. La coscienza umana non è un costrutto sociale, ma l'eco della Voce di Dio che desidera imprimersi nel cuore umano (Newman, 1974, p. 122). È un giudice pratico che ci spinge all'azione morale reale. Questa "legge dello spirito" genera l'attrattore strano morale: la risposta umana dinamica e non-lineare (libero arbitrio) alla legge eterna (Logos).
 
L'assenso reale, un assenso complesso, consapevole e deliberato, è fondamentale per l'etica (Newman, 1974, pp. 135-138). Per dar retta alla Voce, sono necessarie delle virtù (umiltà, perseveranza), mentre i vizi (superbia, scetticismo) sono rigidità mentali che impediscono l'ascolto. L'assenso reale si traduce in azione morale attraverso il potere stimolante dell'immagine concreta (l'attrattore strano). L'aderenza virtuosa alla legge dello Spirito è l'equilibrio dinamico che ne deriva, mentre i vizi sono le rigidità che portano al collasso del sistema etico.


3.5. La Formazione della Coscienza e la Dinamica dell'Informazione

Per coltivare una coscienza attiva, l'individuo deve intraprendere un cammino di formazione. La coscienza è un principio di connessione e un'interfaccia tra il Creatore e le creature, presente in ogni essere umano e destinata alla salvezza se rettamente seguita. Tuttavia, in seguito al peccato originale, si è verificata una frattura che ha indebolito la comunione con Dio, rendendo la voce della coscienza spesso flebile o confusa.
 
Per questo, la formazione della coscienza è un compito vitale e permanente, che garantisce la libertà e la pace del cuore. In questo processo, la Parola di Dio funge da luce e guida. Essa deve essere assimilata nella fede e nella preghiera, e messa in pratica, specialmente nei momenti di prova. La preghiera e la meditazione agiscono, in termini analogici, come un "controllo di feedback" sul sistema non lineare della coscienza, riorientando la sua orbita verso l'attrattore morale del Logos e generando una coscienza retta e veritiera.

Il Vangelo non è altro che il compimento e la perfezione della religione naturale insegnata dalla coscienza. Una coscienza ben formata formula i suoi giudizi seguendo la ragione, in conformità al vero bene voluto dalla sapienza del Creatore. La carità scaturisce "da un cuore puro, da una buona coscienza e da una fede sincera" (1 Tm 1,5), e la prevalenza di una coscienza retta allontana l'individuo dal cieco arbitrio.
 



3.6. L'Assenso Reale e la Testimonianza di Dio

Come ricorda la Costituzione Pastorale Gaudium et Spes, "Nell'intimo della coscienza l'uomo scopre una legge che non è lui a darsi, ma alla quale invece deve obbedire e la cui voce che lo chiama sempre ad amare e a fare il bene... dice alle orecchie del cuore: fa' questo, fuggi quest'altro" (Newman, [fonte ?]).

Papa Giovanni Paolo II, nell'Enciclica Veritatis Splendor, sottolinea che la coscienza non è solo la testimonianza della rettitudine dell'uomo a sé stesso, ma "testimonia prima di tutto la presenza di Dio, la cui voce e il cui giudizio penetrano nell'intimo dell'uomo" (Giovanni Paolo II, Veritatis Splendor, n. 58). Questo "dialogo dell'uomo con Dio" (ibid.) è l'espressione più profonda del principio di un'informazione attiva che si manifesta nella coscienza umana, offrendo a ogni individuo l'opportunità di rispondere alla voce di Dio e di conformare la propria esistenza alla sua volontà.


3.7. L'Emergenza della Coscienza: Evidenze Neuroscientifiche (Varela)

Il concetto di coscienza attiva, come principio guida e non mero epifenomeno cerebrale, trova riscontro anche nelle neuroscienze cognitive, in particolare nei lavori di Francisco Varela. Varela, con il suo approccio neurofenomenologico e lo studio del neuronal binding, ha cercato di comprendere l'emergere dell'esperienza unificata [citazione Varela, es. 1991; 1996].

I suoi esperimenti, come l'osservazione delle risposte EEG a stimoli ambigui (es. l'esperimento delle "due facce"), hanno evidenziato come il cervello generi un "ordine strutturato complesso" (coerenze neurali globali) solo quando l'individuo riconosce l'oggetto o gli attribuisce un significato. Quando il significato non viene colto (es. l'immagine capovolta), questa coerenza svanisce, o subentra un pattern disorganizzato [citazione esperimento specifico].

Questo supporta l'intuizione che la coscienza non sia riducibile a singole parti o neuroni, ma emerga da un'organizzazione dinamica globale (in-formatio), che conferisce significato e ordine. L'analogia qui è potente: l'attribuzione di significato (un atto intenzionale/spirituale) genera un ordine strutturato e complesso a livello neurale, proprio come l'adesione alla legge morale (l'in-formatio etica) genera l'ordine dinamico della virtù. La perdita di significato o l'assenza di tale "eco" porta al disordine e alla rigidità patologica, a livello sia neurale che morale.


3.8. L'Integrazione Neurale: Il Modello Mente-Cervello-Relazioni di Siegel

Un ulteriore, significativo contributo empirico proviene dal lavoro di Daniel Siegel e dalla sua Interpersonal Neurobiology (IPNB). Siegel propone un "triangolo del benessere" composto da mente, cervello e relazioni, che interagiscono in un sistema di auto-organizzazione. Egli definisce la mente come il processo incarnato e relazionale che regola il flusso di energia e informazione. 

Il concetto chiave di Siegel è l'integrazione, definita come il collegamento di parti differenziate di un sistema complesso. L'integrazione neurale, in particolare, è associata a una maggiore flessibilità, adattabilità e resilienza. In assenza di integrazione, il sistema precipita nel caos (nel suo significato antico di disordine) o nella rigidità, che Siegel identifica come le radici della sofferenza mentale. 

Questo modello offre un parallelo straordinario con la nostra tesi: l'integrazione, guidata dal Logos/Informazione Attiva, crea l'ordine dinamico e sano (la virtù), mentre la disintegrazione porta al disordine e alla rigidità patologica (il vizio). La "coscienza attiva" (descritta da Newman) agisce in questo contesto come il processo di regolazione e integrazione che orienta l'individuo verso l'attrattore morale del benessere e della comunione relazionale (MWe, un senso di sé interconnesso). 


3.9. Norma Suprema e le Cause Aristoteliche

La norma suprema della vita umana è la legge divina, eterna, oggettiva e universale, che ordina, dirige e governa il cosmo e la comunità umana. L'uomo coglie gli imperativi di questa legge attraverso la sua coscienza, che è tenuto a seguire fedelmente.

Ogni prospettiva sulla coscienza la definisce come una legge dello spirito che ordina, dirige e governa. Sotto questo profilo, possiamo esplorare l'analogia tra la legge spirituale e i fenomeni di correlazione che si osservano nel micro e macromondo sensibile (es. fisica delle particelle e sistemi biologici).

Alla base di ogni cosa creata, visibile e invisibile, c’è la legge regolativa, ordinatrice, formativa -l'ordine strutturato (matematico-geometrico) - che richiama le Idee di Platone e le forme sostanziali di Aristotele. Questa legge possiede una forza realizzatrice intrinseca. La natura si conforma a questa legge (immateriale, invisibile); il creato è espressione della legge perfetta di Dio (Amore).

Questa legge (ante rem, in potenza, al di là dello spazio e del tempo, richiamando la realtà non-locale e l'entanglement) realizza sè stessa (in re, fattuale, attualizzata, incarnata). La legge dello spirito esiste nella materia (immanente) e indipendentemente dalla materia (trascendente).

L'emergenza - l'auto-organizzazione dinamica di proprietà nuove da un piano superiore - è la realizzazione della legge dalla totalità nelle sue parti. Questa causalità di fondo si allinea con il modello delle quattro cause aristoteliche e tomistiche:
  • Causa materialis: la materia come sostanza;
  • Causa formalis: la forma (Logos);
  • Causa efficiens: la causa efficiente che agisce (l'azione formante);
  • Causa finalis: lo scopo dell'azione formante.
Analogamente, David Bohm introduce il concetto d’informazione attiva. L'informazione, nel senso etimologico di "in-formare" ('ciò che dà forma', con status reale), è il terzo concetto fondamentale da affiancare a materia ed energia. Essa è quel "ciò" immateriale e invisibile che, pur interagendo con materia ed energia a tutti i livelli, è la fonte ontologica che precede la realtà locale e spazio-temporale, e che si manifesta attraverso dinamiche complesse rappresentate dal caos deterministico e parimenti dall'entanglement.


3.10. Il "Ciò" Personale: Identità, Entanglement e il Logos Rivelato

In chiave antropologica, possiamo personificare quel "ciò" che dà forma, dandogli un'identità precisa, sebbene invisibile e non misurabile direttamente, se non attraverso le modificazioni delle forme. Quel "ciò" è il principio della legge che precede e genera un ordine strutturato e complesso. Esso è nell'ordine, nelle sue dinamiche e oscillazioni, eppure è indipendente dallo spazio-tempo, legato solo alla forma, spiegando così la simultaneità, la correlazione a distanza e l'entanglement, senza richiedere una spiegazione causale locale.

L'osservazione della natura rivela che il tutto è più della somma delle sue parti, e che le parti, pur apparendo separate, sono intimamente correlate. La metafora dell'iceberg di David Bohm (1980) è illuminante: la parte emersa (l'ordine esplicato, la realtà locale) sembra divisa, ma è unita e guidata dalla vasta parte sommersa (l'ordine implicato, non-locale), il cui principio è l'in-formatio (informazione attiva, le variabili nascoste che governano la realtà visibile).

La legge dell'amore realizza sé stessa: l'amore desidera essere amato. La Coscienza (divina) desidera realizzare sé stessa nella coscienza umana. Come dice Newman (1974, p. 220), "Senza principi primi non ci sono condizioni di sorta; la probabilità presuppone e richiede che ci siano verità certe". La legge (celata, implicata, invisibile) precede la probabilità e si manifesta nell'ordine meraviglioso del creato.

Questa dinamica trova una perfetta analogia teologica nel Vangelo secondo Giovanni (Gv 14, 6-11), dove Gesù afferma: "Chi ha visto me, ha visto il Padre". Gesù è la manifestazione visibile (ordo esplicatus) del Padre invisibile (ordo implicatus). Le opere (la legge, l'ordine manifesto) testimoniano la presenza e l'azione del Padre che dimora in Lui. Il Logos incarnato è quindi l'identità personale e il compimento ultimo di quel "ciò" che dà forma all'intero universo e alla coscienza umana.
 

3.11. La Coscienza come Interfaccia Frequenziale

Come possiamo vedere Dio mediante il Figlio (Gv 14, 6-11), così possiamo vedere la legge di Dio - la legge dello spirito - nella natura che incarna questa legge. La possiamo osservare biologicamente nel nostro corpo e spiritualmente nelle dinamiche dell’anima, nel dialogo intimo con il Creatore. La ricerca scientifica moderna, esplorando concetti nuovi come l'entanglement e il caos deterministico, offre un linguaggio inedito per descrivere questa legge generatrice, regolatrice e formatrice che è il sostrato di tutte le cose visibili e invisibili.

Secondo Newman, la coscienza è una legge dello spirito, l’eco della voce di Dio, scritta nel cuore dell’uomo e di ogni creatura, che ci guida. L’"eco" può essere intesa come la risposta-frequenza della nostra coscienza (l'interfaccia) alla voce-frequenza di Dio. La legge di Dio ci parla attraverso la Parola (Sacra Scrittura), che è "vivente ed efficace, più affilata di qualunque spada a doppio taglio" (Eb 4,11-13), e che trasforma chi l'ascolta.

La legge di Dio parla anche direttamente al cuore, e la sua eco risuona attraverso l'interfaccia della coscienza. Questa risonanza avviene se il cuore è "disponibile, aperto, docile", senza ostacoli o impedimenti.


3.12. L'Analogia dell'Iceberg e l'Ordine Divino

La coscienza è analoga alla parte immersa dell'iceberg (l'ordine implicato): se le parti emerse (le nostre azioni, i nostri pensieri) seguono la coscienza, si realizza la massima connessione, correlazione ed entanglement tra di esse, manifestando un'armonia unitaria, dinamica e complessa (pensiamo al volo sincrono di uno stormo di uccelli).

La Coscienza (divina) è la legge dello spirito che procede da Dio creatore. L'emanazione della legge genera l'oscillazione, la frequenza, la traiettoria, le orbite che producono un ordine complesso.
Newman sottolinea che il mondo naturale è immagine e riflesso della Natura divina, le cui caratteristiche sono la legge (infinita), l’ordine (sovrano), l’unità, l’armonia, la bellezza. Le Opere divine sono fondate sull’unità, ma multiformi nei loro atti e attributi, che sono infiniti e non intersecantesi, come le orbite di un attrattore caotico. Questa "infinità di infiniti" si combina nell'unità infinitamente semplice di Dio.

La coscienza umana è, in sintesi, la legge (in-formazione) che guida, l'ordine strutturato superiore e complesso che si interfaccia con l'ordine gerarchicamente e qualitativamente inferiore del nostro cuore: è l'eco stessa della voce di Dio che desidera imprimersi nel cuore umano.


3.13. Conclusione del Capitolo: Cor ad Cor Loquitur

Parafrasando Newman, potremmo dire che la coscienza è l’interfaccia tra il Creatore e le sue creature, scritta in filigrana sul nostro cuore. La sua forma è un ordine strutturato complesso, la cui configurazione varia a seconda del nostro ascolto della Parola e delle nostre opere.

La coscienza è una legge che si esplica in questo ordine complesso, inciso come un 'imprinting' sul cuore. Molti la cercano invano nel cervello o nella mente, mentre essa "aleggia liberamente" nel cuore.

"Cor ad cor loquitur" ("Il cuore parla al cuore") era il motto cardinalizio di Newman: un dialogo meraviglioso dal Cuore di Dio al cuore umano, mediato e interfacciato dalla coscienza, dalla legge dell’amore, dall’eco della voce di Dio.

In questo quadro, l’entanglement è una caratteristica dell'ordine strutturato che interfaccia il nostro cuore. È una proprietà della nostra coscienza che si allinea con le qualità dell’ordine (complessità, unità, densità e compattezza) di Dio stesso. Poiché siamo fatti a Sua immagine e somiglianza, aneliamo a questa unità, complessità, ordine, bellezza e armonia che riflette la natura del nostro Creatore.

Sulla base di queste analogie teologico-antropologiche, abbiamo visto in precedenza (2.6, 3.7, 3.8) come qualcosa di analogo alla coscienza si intreccia all’ordine complesso e all’entanglement nelle osservazioni scientifiche, in particolare nei sistemi biologici, in medicina, nelle neuroscienze ed in psicologia.



4. Critiche Anticipate al Modello Proposto

Un modello transdisciplinare così audace deve affrontare diverse obiezioni dalla comunità scientifica e teologica. Anticipiamo le critiche principali e offriamo una risposta basata sul framework epistemologico e ontologico delineato nell'articolo:

4.1. Obiezione di Riduzionismo Metaforico e Sincretismo

La critica principale da parte dei filosofi della scienza analitici (Floridi 2011) e dei fisici mainstream è che l'uso di termini come "potenziale quantico", "attrattori strani" o "nuvola escatologica" sia un mero esercizio di metafore suggestive, prive di un solido ponte epistemologico tra domini disciplinari disparati. Si potrebbe obiettare che si tratti di sincretismo acritico.
  • Risposta: Riconosciamo che, nel contesto del naturalismo metodologico, questi concetti sono spesso trattati come meri strumenti di calcolo. Tuttavia, il nostro modello adotta una prospettiva di realismo scientifico critico (Barbour 1990) e di filosofia della natura. Sosteniamo che l'informazione attiva (Bohm e Hiley 1993) e l'ordine implicato (Bohm 1980) abbiano un genuino statuto ontologico. L'analogia che proponiamo non è una licenza poetica, ma si basa su isomorfismi strutturali tra i fenomeni fisici, la logica formale e l'esperienza morale. L'epistemologia di Newman (1974) ci aiuta a giustificare l'uso delle immagini e del concreto come veicoli legittimi di assenso reale e conoscenza profonda, complementari alla logica astratta dell'inferenza.

4.2. Obiezione di Essenzialismo/Finalismo e Scelta di Framework di Minoranza

I naturalisti potrebbero obiettare che il modello reintroduce un finalismo teleologico che la scienza moderna ha superato (Mayr 1982). Parallelamente, i fisici potrebbero criticare la scelta di basare l'intera impalcatura sull'interpretazione di Bohm-Hiley (1993), che è di minoranza nella comunità scientifica.
  • Risposta: La scelta del framework di Bohm (1980) è deliberata e giustificata: è matematicamente rigorosa quanto le altre interpretazioni della meccanica quantistica, ma offre l'ontologia realista necessaria al nostro modello. L'interesse continuo per approcci deterministici, evidenziato dal lavoro di premi Nobel come Gerard 't Hooft sui sistemi dissipativi, conferma la vitalità scientifica di queste prospettive come alternative legittime al probabilismo ortodosso. La teleologia proposta è di tipo "top-down" (informazione attiva che guida), pienamente compatibile con i processi di emergenza e l'evoluzione (Peacocke 1993). Distinguiamo nettamente tra il caos biblico (disordine) e il caos deterministico (Gleick 1987) (ordine complesso da leggi sottostanti), basando il nostro modello sulla razionalità intrinseca del cosmos, non sul caso (Polkinghorne 1998).

4.3. Obiezione Teologica: Sfumature Panenteistiche e Perdita di Trascendenza 

Alcuni teologi di tradizione più strettamente confessionale (es. teismo classico) potrebbero criticare il modello per avere sfumature panenteistiche (l'universo è "in" Dio, ma Dio non è riducibile all'universo) o di Process Theology, perdendo di vista la trascendenza e l'immutabilità di Dio (Torrance 1981). Potrebbero temere che, enfatizzando l'immanenza (creatio continua, Spirito nelle leggi), Dio diventi troppo dipendente dal mondo che cambia.
  • Risposta: Il modello si posiziona in una prospettiva di teismo trinitario, che postula sia la trascendenza eterna che l'immanenza attiva. L'origine dell'informazione risiede nella natura eterna e immutabile di Dio (Logos trascendente). L'immanenza descrive l'azione dello Spirito nel mondo (creatio continua). La nostra posizione evita i problemi del teismo processuale (che spesso nega la creatio ex nihilo), affermando la completa dipendenza del creato dal suo Creatore (Aquinas n.d.). Manteniamo la distinzione ontologica tra Creatore e creato, pur riconoscendo che "in Lui viviamo, ci muoviamo e siamo" (Atti 17:28).

4.4. Obiezione Filosofica: Il Realismo come Assunto non Provato

I filosofi anti-realisti (strumentalisti, neo-kantiani) potrebbero obiettare che l'intero modello poggia su un assunto di realismo metafisico non provato. Sosterrebbero che non possiamo inferire la verità sulle entità non osservabili (come l'ordine implicato o l'informazione ontologica) semplicemente perché i modelli funzionano o sono intuitivi (Rovelli 1996).
  • Risposta: Riconosciamo che il realismo è una posizione filosofica e non un fatto empiricamente provato in modo inconfutabile. Tuttavia, l'alternativa (anti-realismo o strumentalismo) porta a una visione frammentata e incoerente della realtà. Scegliamo il realismo perché offre una maggiore coerenza esplicativa olistica. Come suggerito da Newman (1974), a un certo punto dobbiamo fare un assunto (assent) per poter agire e dare un senso unificato alla realtà. Il nostro modello mostra che la coerenza tra scienza, filosofia e teologia rende l'assunto del realismo non solo plausibile, ma razionalmente preferibile.
 
5. Conclusione: Verso una Nuova Armonia
In sintesi, l’immagine della nuvola, icona del caos deterministico con struttura frattale (Gleick, 1987; Mandelbrot, 1982), è pervasiva in natura e funge da potente analogia escatologica e scientifica. Essa consente di sciogliere nodi concettuali, superando la dicotomia tra probabilismo e determinismo, causalità e casualità, ordine e disordine. La geometria frattale della nube, con le sue proprietà di invarianza di scala e auto-somiglianza, richiama la visione olografica di Bohm e Pribram, dove il tutto è contenuto in ogni sua parte (Bohm, 1980; Pribram, 1991). Questa intuizione ha portato allo sviluppo di un nuovo linguaggio scientifico (entanglement, ordine implicato, olomovimento) che si allinea con i "principi primi" di Newman (1974): l’unità, l'unicità e l'ordine complesso di tutto ciò che ci circonda.

Integrando l'informazione attiva non-locale di Bohm e Hiley (1993), l'entanglement, la teoria del caos e la teologia della coscienza di Newman (1974), abbiamo costruito un modello unificante che supera la frammentazione disciplinare.

In un certo senso, lo stesso articolo è concepito per agire come un 'attrattore strano' per il lettore: un framework dinamico che guida il pensiero verso un'unità e un'armonia emergenti, al di là della frammentazione medesima.

L'informazione, intesa come principio ontologico che "dà forma" (in-formatio) alla realtà, fornisce un linguaggio comune che risuona nella fisica quantistica, nell'esperienza spirituale e nella pratica medica.

Questo approccio transdisciplinare mostra che scienza e fede non sono solo compatibili, ma si illuminano a vicenda, rivelando un universo e un'umanità intrisi di ordine dinamico, complessità e scopo razionale (Peacocke, 1993; Polkinghorne, 1998), fondati sull'unità e sull'ordine sovrano di Dio, l'attrattore ultimo di tutta la realtà creata.

Come Newman (1974, pp. 243-244) suggeriva, la scienza ci presenta i "fatti" (i fenomeni del caos deterministico, l'informazione attiva), ma spetta a noi dar loro un significato e trarre le conclusioni, compiendo un "assunto" di fede per poter agire eticamente. Il nostro modello offre una cornice coerente non solo per un assenso reale e vissuto, ma per un'azione trasformativa che unifica la comprensione scientifica del cosmos con l'aspirazione teologica al Logos.


Prospettive Future

Una prossima sfida potrà essere quella di scoprire come interagire virtuosamente con l'informazione attiva, data la sua duplice natura trascendente ed immanente. Ciò potrebbe avvenire lavorando sulla coscienza attiva per dimorare costantemente in Dio (pratiche spirituali) o cercando di ripristinare ordini complessi fisiologici perduti in biologia e medicina (Díaz Beltrán et al., 2024).
In ambito spirituale, il nostro modello offre un'euristica per interpretare le pratiche contemplative tradizionali. Ad esempio, la "preghiera del cuore" (es. nella Filocalia) può essere concettualizzata come un'interfaccia (analoga alla coscienza descritta da Newman) che, attraverso la purificazione intenzionale della mente e del cuore, modula l'accesso dell'individuo all'informazione attiva non-locale.
 
Quando tale pratica è esercitata con fervore e umiltà, essa agisce analogicamente come un attrattore strano: un sistema dinamico complesso capace di accedere simultaneamente alla realtà non-locale, all'entanglement e al fondamento ontologico divino (il Padre). L'efficacia della preghiera risiede in questa risonanza con l'ordine implicato.
 
Al contrario, una preghiera meccanica, abitudinaria o priva di intentio è assimilabile a un attrattore banale. Come si legge nel Vangelo di Marco (Mc 7, 6-7), riferendosi a coloro che onorano Dio «con le labbra, mentre il loro cuore è lontano da me», tale pratica rimane confinata nell'ordine esplicato (la realtà locale e fenomenica), priva dell'informazione ontologica necessaria per giungere a destinazione, risultando inefficace e infruttuosa nel senso teologico.
 
La prospettiva cristiana di un mondo creato dalla Parola divina (Logos) offre un raccordo con quanto la filosofia, a partire dalle scienze, segnala riguardo l'intelligibilità e l'ordine della natura (Torrance, 1981; Teilhard de Chardin, 1959).
 
Future ricerche potranno esplorare le implicazioni etiche e pratiche di questo modello per la bioetica, l'ecologia, la biologia e la medicina, rafforzando ulteriormente il ponte tra una visione scientifica del cosmo e un'etica teologica dell'abitare.
 
La prospettiva cristiana di un mondo creato dalla Parola divina (Logos) offre un raccordo con quanto la filosofia, a partire dalle scienze, segnala riguardo l'intelligibilità e l'ordine della natura (Torrance, 1981; Teilhard de Chardin, 1959).
 
Future ricerche potranno esplorare le implicazioni etiche e pratiche di questo modello per la bioetica, l'ecologia, la biologia e la medicina, rafforzando ulteriormente il ponte tra una visione scientifica del cosmo e un'etica teologica dell'abitare.





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